Conversazione telefonica con mio fratello. È a La Spezia, in un bar.
Parliamo del più e del meno, quando si sente qualcuno che lo interrompe.
È un vecchio che gli dice:
“Terrone, qui nessuno li vuole sentire i tuoi problemi.”
“Prego?” risponde mio fratello.
“Mi dà fastidio la tua voce” gli risponde acido il vecchio.
Mio fratello esce dal bar.
“Perché non ci hai litigato?” gli ho chiesto.
“C’erano così tante cose che gli volevo dire, che alla fine non mi andava di sprecarne nessuna.”
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
sabato 6 settembre 2014
sui social
Sono sempre più convinto, ma smentitemi se sbaglio, che a molti di quelli che esaltano Twitter (ad oggi il social più figo in circolazione, per la sua capacità di essere sintetico, letale e al passo coi tempi), e ci regalano ogni mattina perle fresche di saggezza o battute tanto fulminanti quanto salaci, se gli chiedi di sviluppare il loro pensiero in un temino lungo dieci righi, il pensiero gli si scianca fra il quinto e il settimo rigo e poi muore per mancanza di ossigeno intorno all'ottavo. A dieci righi di fulminante bravura non ci arrivano. Loro, ovviamente, rispondono che il problema è dei tempi, che non ammettono si perda tempo a leggere quando invece si dovrebbe vivere. Peccato che ormai buona parte della vita la si passi attaccati a uno smartphone. Persino in bagno, certe volte c'è lo smartphone ed è finita la carta igienica. Ed ecco la contraddizione insanabile: da una parte internet esalta il pensiero libero, purché breve e ironico, al massimo scorretto ma con brio, dall'altra nega il pensiero articolato, perché annoia, non tira. Che cosa tira, allora? Il pelo, sempre solo quello. Fotografato e poi postato in tutte le sue salse. Perché si sa, sempre meglio il pelo che un pensiero figo che non dice nulla o quasi. Ed ecco perché la gente alla mano preferisce Instagram.
venerdì 5 settembre 2014
volevo scrivere poesie come i tuoi fianchi...
Volevo scrivere poesie come i tuoi fianchi
morbide, selvatiche e vibranti
al desiderio così come alla carezza.
Volevo chiederti un posto di passione
non nella memoria ma nel cuore
che non fosse la storia di due amanti
ormai stancati, ma l’eco di voci ansimanti
per i baci dell’altro e le parole.
morbide, selvatiche e vibranti
al desiderio così come alla carezza.
Volevo chiederti un posto di passione
non nella memoria ma nel cuore
che non fosse la storia di due amanti
ormai stancati, ma l’eco di voci ansimanti
per i baci dell’altro e le parole.
giovedì 4 settembre 2014
quasi pronto
Oggi abbiamo impaginato il prossimo libro in uscita con Pietre Vive Editore per la collana iCentoLillo: Datemi un posto, di Pino Simone. Un libro a cui nell'ultimo anno ho dedicato così tanto di me da considerarlo ormai un vecchio amico. Ora il libro ha finalmente una forma, bellissima fra l'altro. Mancano alcuni particolari ma è quasi pronto. Intanto alcuni titoli, presi dalle carte di Pinuccio.
mercoledì 3 settembre 2014
una storia
Stamattina mi sono svegliato con una strana sensazione addosso e un sogno ancora fresco dietro gli occhi. Mi sono seduto al pc e ho cominciato a scrivere, senza più fermarmi per circa tre ore. Alla fine avevo le prime pagine di una storia che merita di essere sviluppata. Pertanto mi son detto: che cacchio, lo faccio, mi prendo qualche giorno in cui mando al diavolo tutti gli impegni, per buttarla giù come si deve. L'idea è di partecipare al premio La giara. Ho quasi quattro mesi davanti e nulla da perdere. E penso che darsi una scadenza e un obiettivo stimola il rigore necessario a fare un buon lavoro, oltre ovviamente a combattere la stitichezza.
lunedì 1 settembre 2014
prima pioggia
L’odore nell’aria della prima pioggia di settembre è così intenso da perderci la testa. Fa anche caldo abbastanza da aprire la finestra e lo respiri, ti godi il cielo che lampeggia. Se ti va bene nella testa ti spunta una pozzanghera, in cui puoi saltare come quando da bambini eravamo felici.
ventenni
Ventenni con gambe bellissime, caramellate, che mettono nel passo l'eleganza sgraziata di chi nella vita ha fatto troppa equitazione. Altri ventenni che le fissano senza più timidezza e, da lontano, fanno grandi discorsi sulle madri.
domenica 31 agosto 2014
lettera a guglielmo minervini
Caro Guglielmo Minervini,
mi costa un po’ raccogliere le idee per scrivere una lettera che parla di me forse più di quanto vorrei. Eppure, nel suo piccolo, vorrei che questo fosse il primo passo per quell’impegno che ho deciso di prendere nei riguardi della sua campagna elettorale.
Sono nato nel 1977, ho 37 anni. Appartengo dunque a quella generazione che si è ritrovata a crescere nel peggior paesaggio politico possibile, sconfortante, per certi versi orribile. Ho conosciuto attraverso i miei genitori determinati ideali definiti di Sinistra, ma per quanto abbia votato a Sinistra per tutta la mia vita elettorale, quegli ideali non li ho mai visti applicati se non a slogan e chiacchiere preelettorali. E quanto alla Sinistra vera e propria l’ho vista prima agonizzare, poi non morire ma piuttosto trasformarsi nel mostro a due teste che è oggi. Credo in certi ideali insomma, non credo nella Sinistra. Ho creduto in Vendola e nel sogno di una Puglia migliore, ho deciso di restare qui invece di emigrare in un periodo in cui tutti mi davano del pazzo o peggio del vigliacco per una decisione insensata come volersi costruire un futuro in una terra senza più futuro. Ho vinto Principi Attivi con un progetto nel 2008 e sono rimasto. Non tutto è andato come avrebbe dovuto, il progetto non è sopravvissuto all’egoismo dei suoi membri, e col tempo sono stato deluso anche da Vendola. Ormai, già da un po’, mi annovero nel sempre crescente gruppo degli astensionisti, coloro che, pur credendo ancora in certi ideali, non credono più nel loro potere di intervenire sensibilmente sulla realtà. Non voto né mi sento responsabile dell’affondamento del Paese.
Eppure, allo stesso tempo mi sento a disagio. Se ci penso ora, a fronte dei cinici che mi davano del pazzo o del vigliacco, se penso alla Puglia di Vendola, la Puglia della poesia e delle idee in cui ho creduto con tutto me stesso, al punto da volerci creare una piccola casa editrice che quelle idee diffondesse a suo modo: la pazzia nella pazzia insomma, uno dei pochi che pur non conoscendomi ha voluto credere in me e nella mia generazione, nella nostra possibilità di fare, è stato lei, attraverso una serie di progetti concreti: Principi Attivi, Bollenti Spiriti, Ritorno al Futuro a cui abbiamo attinto a piene mani e che, pur con tutti i limiti o gli errori del caso, sono il meglio di quella stagione di idee, partecipazione e impegno. Dico stagione perché già adesso, a ripensarci, mi è sembrata una lunga primavera che ormai volge alla fine. O meglio, muta in altra stagione. E sta a noi capire se questa nuova stagione è l’estate piena, oppure l’autunno, perché l’estate ci è già sfuggita di mano senza che nemmeno ce ne siamo accorti.
Ecco perché, dopo averci pensato a lungo, ho deciso di restituire ciò che devo, e mettere da parte, per una volta, le mie motivazioni personali, la mia rabbia, la mia delusione, per contribuire come posso a questa svolta. Non avrò rimpianti se non andrà come dico, ma mi ci impegnerò. È una promessa.
La mia scommessa, quindi, è su di lei e su me stesso. Non a livello politico, ma più umano, personale. Non trovo sia giusto porre tante aspettative in una singola persona, ma sento che è l’unico modo in cui oggi io come tanti possiamo fare politica senza sentirci ancora delusi da un sistema. Per quel che mi riguarda non si tratta di quella sorta di leaderismo che ha rovinato la politica degli ultimi anni, ma è qualcosa più semplice, qualcosa che nasce dal rispetto, dall’amicizia, da ideali e visioni comuni e in cui non ci guardiamo da gradini diversi, con altezze differenti, ma alla pari, e la fiducia è reciproca. In qualsiasi altro modo avremmo già fallito in partenza.
Antonio Lillo
quarantenni
Le quarantenni non proprio illuminate dall’autoironia a cui cominciano a cascare le tette. Le incontri tutti i giorni al supermercato oppure in posta, che se la tirano per nulla, già sconfitte dal confronto quotidiano con le figlie modellate a loro immagine. Una volta erano belle. Te le immagino fra qualche anno, ancora saporite e buone per gli scopi del caso. Come le prugne.
I quarantenni ad alto tasso erotico che sono in vista dell’ultimo grande amore di una vita, che sia la moglie del capo, una rumena ordinata per posta o un’amica dei figli sul modello di American Beauty. A tale scopo depilano il loro corpo, fanno palestra contro il tempo, qualcuno si tinge i capelli sempre più radi e li tira su all’ultima moda, come i porcospini da guerra.
sabato 30 agosto 2014
la danza
Le anguille si muovono in branchi sul fondo dell’acqua, e stanno riparate nel fango per nascondersi nelle loro migrazioni. Sono cacciate senza tregua, a causa della prelibatezza delle carni, ma sono altrettanto brave a sgusciare con estrema destrezza fra le braccia di chi vuol stringerle. Alcuni pescatori di fiume, dunque, le infilzano con un bastone appuntito che chiamano, ironicamente, la freccia di Cupido. Le anguille colpite si agitano impazzite dal dolore, poi muoiono sventrate col rimpianto di non rivedere il mare. Le altre intorno, accecate dal fango, ma allertate dall’agitarsi delle compagne ferite, si muovono con loro per confondere le acque, imitandone alla perfezione i movimenti, il loro ondeggiare in una lunga danza prima furiosa, poi sempre più lenta, languida man mano che si spengono, poi appena un tremolio. Fino alla calma.
capita
Capita spesso, quando mi incontrano, che le persone si complimentino con me per la mia apparente serenità, e mi dicano come riesco a rasserenarle, "beato te che non hai problemi!". Io sorrido, e rispondo che ci vuole molta disciplina.
La gente non se lo immagina, ma io lotto tutti i giorni, con tutto me stesso, contro domande che mi vengono ripetute non so più da quanto: "ma cos'è Pietre Vive? Cos'è iCentoLillo? E tu che scrivi sempre, chi ti credi di essere? E chi sono quelli che pubblichi? Pensate di essere bravi? Perché non ti metti a fare qualcosa di più serio per vivere? Perché non fai un concorso? Perché non chiedi un posto a tuo cugino assessore?" Io lotto ogni giorno contro tutto questo, qualcosa che non ha nemmeno forma. Ho pochissime armi a disposizione, né so chi ne uscirà vincitore alla fine. Però stringo i denti lo stesso, faccio finta di nulla e vado avanti per la mia strada, per riaffermare la dignità mia e delle persone che mi hanno dato fiducia permettendomi di pubblicarle, e la giustezza delle mie scelte.
venerdì 29 agosto 2014
recensione
Una bella recensione di Rivelazione, a cura di Angela Liuzzi, uscita oggi su Temperamente: QUI.
giovedì 28 agosto 2014
messaggio privato
Mi scrive Cinzia, un messaggio privato sulla pagina Fb di Pietre Vive: "Potete cancellare il numero di telefono di mio marito dal vostro diffusore di messaggi sul cielo grazie" Non so che risponderle, intanto non conosco suo marito, ma soprattutto che caspita è un diffusore di messaggi sul cielo?
mercoledì 27 agosto 2014
il molestatore
Metà pomeriggio. Si presenta alla mia porta uno dei classici esemplari di truffatore Enel, quei tipi col cartellino finto che con tutta la faccia tosta e l’affabilità del mondo ti chiedono, per migliorare il tuo servizio, di controllare la tua bolletta per suggerimenti, e poi cercano di fregarti i dati per rivenderli a chissà chi. Sapete bene di che parlo. Stavolta, però, l’esemplare in questione mostra una differenza sostanziale: si chiama Sara, ha due occhi da gatta che ti ci puoi perdere dentro e due gambe stupende, lunghe e affusolate. La fisso intensamente negli occhi mentre lei mi propina tutta la pappardella sul risparmio e i codici da controllare scritti in piccolo in basso a sinistra, poi le chiedo a bruciapelo: “Sara, sei fidanzata?” Mi guarda stupita, spalanca quasi la bocca. L’ho sorpresa. Fa finta di nulla e mi chiede di poter vedere la bolletta. Le rispondo che è così bella che gliela faccio vedere sì, e la invito a seguirmi dentro. Aggiungo, con noncuranza “Sai che siamo fortunati? Non c’è nessuno in casa, possiamo parlarne quanto vuoi.” La vedo tentennare sulla porta. Mi dice che fa caldo e magari aspetta fuori, se prendo la bolletta la possiamo vedere anche lì. Le sorrido. “Ma scherzi? Dentro c’è il condizionatore, vedrai come stiamo freschi. Ci mettiamo sul divano e ti faccio vedere la bolletta.” Lei insiste, meglio di no. Allora mi fermo sulla porta, a parlare con lei del più e del meno. Passano circa dieci minuti, continuo a fissarla negli occhi. A un certo punto mi blocca, ha da finire il suo giro, controlliamo la bolletta sì o no? “Ma certo”, le rispondo, “però se non entri come te la faccio vedere?” Mi ha già detto di no, ripete. “E io insisto, te la faccio vedere solo se andiamo dentro. Mi stai proponendo un affare e io ho bisogno di star comodo mentre ne parliamo.” Con leggerezza, le sfioro un fianco per invitarla a seguirmi. Quando la tocco, lei sembra schizzare per aria come se avesse preso la scossa. La vedo avvitarsi su se stessa e quasi scappar via, senza nemmeno salutarmi. La guardo allontanarsi e sospiro, anche il fondoschiena è stupendo. Queste, dunque, sono le cose che ho imparato oggi sul peccato. 1) I truffatori saranno anche disponibili, ma stringi stringi non la danno. 2) In ogni caso, fra un truffatore e un molestatore vince sempre il molestatore. Provarci per credere.
martedì 26 agosto 2014
lettere scritte senz’amore
Finita la festa i due amanti sono persone un po’ più sole. Prendono distanza. Convergono ad un punto: ci si abitua col tempo anche al silenzio di lettere scritte senz’amore. Cominciano con frasi per nulla banali fra le righe: come stai? cosa leggi? come va la salute? Poi passano a raccontarsi i loro sogni: “Eravamo a una festa, entrambi invitati alla ricerca dell’altro, ma con le lenti degli occhiali appannate. Ci passavamo accanto senza nemmeno sfiorarci. E ancora, messaggi dal buio: perdonami per le promesse e i sentimenti provati. Ti sogno giornalmente come lo scrittore che ho sempre immaginato. Ma uno scrittore non ha peso. Dal vivo è troppo per me”. Nel sogno si chiamano a gran voce, quasi urlando. O parlano a voce così bassa che si perdono le parole per non disturbare, e non riuscendo più a vedersi non gli resta più niente. Non sono più amanti. Hanno lacrime agli occhi che appannano loro gli occhiali.
lunedì 25 agosto 2014
perché?
In ItaGlia servirebbero 10 miliardi per ricostruire una splendida Città.
Spendiamo 11,8 miliardi per costruire una fiera.
PERCHÈ?
(opera di Pep Marchegiani)
viene da chiedersi
La cosa straordinaria di Cipputi, splendido fumetto di Altan, è che a leggerlo oggi ti dà l'idea di un grande affresco dell'Italia di fine secolo scorso, Italia ormai superata, dove però i suoi problemi sono sempre gli stessi (e infatti la sua carica satirica è ancora validissima) così come il suo protagonista, un operaio. Questo mette disagio perché l'operaio delle lotte sindacali, per quanto sia personaggio attualissimo in cronaca, nell'immaginario collettivo appartiene quasi al passato, alle lotte degli anni ’60 e ‘70. Viene da chiedersi: ma siamo noi lettori che ci siamo spostati altrove, o è l’operaio che ormai è irrimediabilmente sconfitto?
domenica 24 agosto 2014
la notte
Non riesco a dormire. C'è una donna che mi sta di traverso alle palpebre. Vorrei mandarla via, ma non posso. Ho una donna qui nella gola.
(Eduardo Galeano, da Il libro degli abbracci)
cinque cose che mi hanno insegnato i miei genitori (e in cui credo)
1. Se puoi dare una mano a qualcuno, allora dagliela senza pensare a come può ricambiarti;
2. Quando sei convinto di qualcosa allora falla, anche se tutti intorno ti dicono che non va bene, tu falla uguale se ci credi perché non è detto che gli altri abbiano ragione e tu torto;
3. I soldi sono importanti ma la dignità ancora di più;
4. Non ti accontentare mai, se decidi di fare una cosa allora falla sempre al meglio: chi si accontenta non sa cos'è il successo;
5. Quando sbagli non vergognarti mai di chiedere scusa.
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