mercoledì 20 giugno 2018

oggi hanno riesumato bassani...

Oggi hanno riesumato Bassani.
Domani i miei amici come cani
ancora scaveranno il fosso
gratteranno la tua carne all’osso, Poesia.
I tuoi pochi grammi di zita
soffiati ai vermi alle loro dita maldestre
da scrittori affacciati alle finestre
sognando qualcosa che passa e non li prende.

leggere qualcosa di buono

Leggevo ieri sera la biografia di Curzio Malaparte in cui lo stesso descrive come decisiva per la sua formazione umana e di conseguenza artistica l'esperienza nei Garibaldini durante la Prima guerra. Malaparte ne parla con gli stessi toni, le identiche parole accese e l'animo in rivolta che poi useranno scrittori più giovani di lui per la Resistenza. "Serve davvero una guerra, e che tipo di guerra, serve per forza un nemico", mi sono detto/chiesto in dormiveglia, "per fare uno scrittore?" E quale grande scrittore ci porterà Salvini? Che detta così sembra una battuta, ma intanto vedo di nuovo, pian piano, rinserrarsi le fila di una Sinistra che se c'è, ormai ho capito, c'è soltanto come negativo. La Sinistra, che non è buona nemmeno come nemico, di sicuro grandi scrittori non ce ne porterà. Per leggere qualcosa di buono confido più in Salvini.

martedì 19 giugno 2018

pericolosissima

Statte attinte, mi dice mio padre, che la donna fra i 40 e i 50 è pericolosissima. Prima no. Ma dopo, appena ti distrai, sei preso al laccio. 
Vabbè, faccio io, basta scendere di età e stai tranquillo. 
Uagnò, ma ti sei visto? E secondo te una sotto i 40 proprio a te si viene a prendere?

lunedì 18 giugno 2018

una cosa inutile ma buona

Nella mia famiglia sono stato abituato a pensare che avere cultura è importante, ma alla fine dei conti non è nulla di che, non ti rende speciale. Una persona speciale è una persona onesta: uno che pensa agli altri prima che a se stesso, uno che non si tira indietro anche se c'è da fare una cosa sgradevole e soprattutto uno che non lascia mai indietro nessuno. Così sono cresciuto cercando di essere abbastanza onesto da meritarmi l'approvazione dei miei genitori, ma sempre sentendomi una persona inutile, visto che tutto quello che ho saputo fare nella vita è stato accumulare cultura. Più ne accumulavo e meno mi sentivo importante, anzi quasi mi vergognavo di me stesso e della mia inutilità. Per questo motivo ci ho messo trent'anni per pubblicare il mio primo libro di poesie, e quaranta per il primo libro in prosa, cioè il primo che avrebbero potuto leggere un po’ tutti. Non era snobismo, come mi hanno detto, ma timidezza. Ho sempre fatto le cose con lentezza, per la paura che qualcuno un giorno avrebbe svelato agli altri il bluff che in fondo sono sempre stato: uno che dava l’idea di essere sicuro di sé, ma che invece andava avanti alla cieca, sperando in un po’ di fortuna. Pensavo dunque che il mio libro di racconti sarebbe passato un po’ nell’ombra, e proprio per questo mi sento grato dei messaggi che pian piano mi arrivano da persone che lo hanno letto e che in quel libro ci hanno trovato qualcosa di buono. A loro sono grato per l’affetto. Ma oggi, poco fa, mi ha chiamato la madre di una persona di cui parlo nel libro, e mi ha detto che rileggendo di suo figlio lo ha ritrovato vivo davanti a sé, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, le sue bugie e le sue stronzate, e mi ha ringraziato di essere stato onesto con lui, di non averlo lasciato indietro, mi ha ringraziato per quell’alito di vita che ho donato, ancora una volta, a una persona ormai perduta. E io, che avevo una gran paura del suo giudizio, mi sono sentito utile come raramente mi capita, per aver fatto qualcosa di totalmente inutile com’è appunto scrivere un racconto. Hai fatto una bella cosa, mi ha detto lei, una cosa che resterà. E io mi sono messo a piangere al telefono, come un fesso.

antipatia e fascismo

Leggo la biografia di Curzio Malaparte scritta da Maurizio Serra per un editore francese. Serra pone un interrogativo interessante: perché la letteratura nostrana, così pronta a definirsi antifascista, perdona (o meglio rimuove) il fatto che, ad esempio, un autore come Céline fosse dichiaratamente antisemita indicandolo piuttosto come un genio a cui tutto si perdona, mentre a Malaparte, che fu di sicuro uno scrittore di talento, non riesce a perdonare il fatto di essere stato, più ancora che fascista, paraculo e voltagabbana (attititudine molto italiana) e per questo lo mette alla gogna indicandolo come fascista? Certo è che leggendola, la biografia, Malaparte ne viene fuori come una persona non molto simpatica, e forse è questo il problema: che l'italiano medio si vede paraculo e voltagabbana ma comunque simpatico (Alberto Sordi docet), mentre se sei antipatico allora sei fascista.

domenica 17 giugno 2018

il sague amaro

C’è chi fa il sangue amaro.
Io mi strappo il sesso piuttosto che sbavarti dietro per un buco.
C’è chi fa il sangue amaro.
Io mi strappo la lingua piuttosto che leccarti il culo per un bravo.
C’è chi fa il sangue amaro.
Io mi strappo la mano piuttosto che scrivere per pochi, poco interessati, come sei tu, buco di culo.
C’è chi, come Magrelli, si fa il sangue amaro.
Io sono troppo orgoglioso e piuttosto che darla vinta a qualcuno
M’infilo in una tagliola e dico che se c’è una ferita non è a causa tua.

venerdì 15 giugno 2018

ieri ho incontrato mia madre

Ieri ho incontrato mia madre, singolo e brano di chiusura del terzo disco di Gino Paoli, è una delle più drammatiche interpretazione del suo primo periodo. Di lì a poco, infatti, Paoli si sparerà un colpo al cuore. Offre un bello spaccato della cultura musicale dell’epoca. Da una parte è accompagnato da un’orchestra diretta da Ennio Morricone: quella degli arrangiamenti orchestrali è una pratica desueta nell’odierna musica pop italiana – perché sono cambiati i gusti del pubblico ma anche per via dei costi elevati – eppure, facendosi l’orecchio, di una ricchezza e di una raffinatezza rari. Dall’altra soffre di un pesante intervento della censura: il titolo originale della canzone era infatti Ieri ho incontrato mia moglie e parlava, senza troppi fronzoli, della delicata situazione con Anna Fabbri quando Paoli si innamorò della giovanissima Stefania Sandrelli. Non ammettendo concetti come corna, separazione, e peggio ancora storie con avvenenti minorenni (com’era appunto la Sandrelli), la casa discografica propose a Paoli di modificare il testo, e come al solito fu la Mamma a salvare capra e cavoli, caricandosi sulle spalle il peso della buona, asessuata ma tanto pruriginosa, famiglia italiana. In quella nuova veste, Paoli portò la canzone a Sanremo nel 1964, dove tutti capirono tutto senza capirci un bel niente, dunque piazzandosi quarto.

la mia prima volta

Poco fa un ragazzetto vicino alla posta ha scartato un pacchetto di sigarette nuovo nuovo, ha appallottolato la protezione in plastica, se ne è liberato gettandola senza esitazioni per terra, e quando gli ho fatto notare che sarebbe meglio non farle certe cose, mi ha risposto così: "Fascista!" La prima volta in vita mia che me lo dicono.

martedì 12 giugno 2018

intervista

Ho appena letto una intervista a Tiziano Scarpa sul suo ultimo libro di poesie, Le nuvole e i soldi (Einaudi) in cui si ha la netta sensazione che intervistatore e intervistato vadano in due direzioni diverse. Per questo motivo non la linko, però mi hanno molto colpito due cose dette da Scarpa: la prima in cui asserisce che è più difficile trovare autori che si siano dedicati esclusivamente alla prosa o esclusivamente alla poesia che non il contrario (autori dedicatisi a entrambi i generi) come invece ci siamo abituati a credere; la seconda che gli piacciano alcuni classici come il Liber Catulliano o le Farfalle di Gozzano, che vanno oltre i luoghi comuni legati ai loro autori e alla semplice occasionalità amorosa. Opere che adoro anche io, e infatti cito qui un frammento finale delle Farfalle di Gozzano che mi sembra più riuscito e utile da leggere dell’intervista stessa: 

Nessuno s’ebbe più palese il dono 
d’elaborare la materia sorda 
in un’essenza non mortale: anelito 
di tutto ciò che vive sulla Terra 
fluido strano ch’ebbe nome Spirito, 
Pensiero, Intelligenza, Anima, fluido 
dai mille nomi e dall’essenza unica. 
Tutto di noi gli è dato in sacrificio: 
la ricchezza del sangue, l’equilibrio 
degli organi, la forza delle membra, 
l’agilità dei muscoli, la bella 
bestialità, l’istinto della vita. 

(Guido Gozzano, Le farfalle)

lunedì 11 giugno 2018

le americanate

È da ieri che sulla mia bacheca di Youtube ritorna prepotente questa canzone perfettamente in linea (secondo me) con il Salvini pensiero, e per di più una (bella) americanata che non dispiacerebbe a Trump. Potendo quindi prendere due piccioni con un sola fava, la consiglio vivamente ai loro sostenitori per cantarla tutti insieme durante i comizi o anche dopo, al pub per una birra fra amici.

Addio straniero, è stato bello 
Spero che troverai il tuo paradiso 
Ho cercato di vederla dal tuo punto di vista 
E spero che i tuoi sogni un giorno diventeranno realtà 
Addio straniero, ci incontreremo ancora 
Senza dispiacere, senza vergogna, senza dolore...

domenica 10 giugno 2018

antifascismo e barbarie

Sarò io che, da buon luterano, mi fisso sempre per le cose inutili, ma tutte le volte che leggo i commenti indignati in cui si dice: “Siamo nei guai perché ora al governo ci sono finiti (fra gli altri) dei fascisti”, ecco io penso sempre a quelle leggende metropolitane che si raccontano da anni: storie di ordinaria follia in cui protagonisti sono dei ragazzini che a scuola picchiano i compagni e gli insegnanti per gioco, uomini che ammazzano le donne perché sono donne e i gay perché sono gay, poi tornano a casa dalla loro famiglia cattolica e rifiutano ai gender lo status di umani, poliziotti che non picchiano per contenere il disordine dei cortei ma per spaccare le teste del primo che capita, uomini di buoni propositi che “aiutiamoli a casa loro”, uomini più pratici che mettiamoli a raccogliere i pomodori per svenderli a prezzo ribassato alla civilissima Europa, uomini meno retti ma bravi che non piantano ortaggi ma discariche abusive, gente che porta in processione l’icona di Totò Riina perché Riina era una brava persona. Penso a tutte queste cose che in Italia non esistono, non sono mai successe, e mi viene da pensare che se esistessero davvero allora saremmo veramente nei guai perché significherebbe che i fascisti erano fra di noi già da molto prima di quelli che stanno al governo e invece di fermarli per tempo li abbiamo coperti, difesi, perdonati e forse anche un po' ammirati, insomma invece di sputare loro in faccia e allontanarli per lo schifo che ci fanno, stando almeno a quanto leggo ogni giorno sui social, saremmo stati loro complici, i loro amici più fidati, avremmo riso e condiviso il nostro pane con loro, dicendo ogni volta non è così grave, non è così grave, fino ad annientare i sensi e non sentire più niente, fino a ridurre ogni cosa a un brusio delle coscienze, e a ridurre il nostro dichiarato antifascismo a un fatto di semplice facciata, antipatia, e non a un moto del cuore, a quel senso d’ingiustizia che ti spinge a non accettare più nessun compromesso e a dire: se questo paese è fascista allora io voglio cambiarlo, a cominciare da me stesso che ci vivo. Ma questo, dicevo, in Italia non è mai successo.