sabato 21 gennaio 2017

passaggi

Il passaggio era stretto
sempre più stretto
era tutto sbarrato

tutto bagnato
però uno spiraglio
forse c'era

la signora dice guardi, di qua
s'apre uno spiraglio
è stretto ma si passa

sarebbe vietato, ma
nessuno dice niente
allora ho aperto le virgolette con le dita

e ho detto: all'italiana.
Subito dopo mi sono vergognato
ma ormai era fatta

[Walter Cremonte, Con amore e squallore, La Luna 2016]

fama

Ci inebriamo di Campana, di Penna o di Caproni, poeti di un'economia esemplare, non solo del verso. Guardiamo a loro con amore, ma intanto sogniamo la fama in vita di Montale.

venerdì 13 gennaio 2017

cazzacarne

“Cazzacarne”
m’u so purtète nguidde
pe nn’a vite, i a vite sckitte
ca i cazzète jère a megghie,
p'aspettè l'olte ca sò fridde.

Trad. “Scansafatiche” me lo sono portato addosso per una vita, e la sola vita che ho scansato era la mia, per aspettare gli altri che sono lenti.

mercoledì 11 gennaio 2017

notturno

Di Donato Fumarola ho fatto la copertina del suo primo disco, Il sogno di Vincenzo, legato alle stradine del nostro paese da un amore non sempre ricambiato. Ma se devo essere sincero è questo il disco suo che preferisco, The curve of a day (per l'etichetta Classical Experience), in particolare tutta la seconda parte così malinconica, elegante e crepuscolare. In particolare la title track, per quartetto d'archi, mi commuove ogni volta, ma anche altri pezzi come questo Notturno sono bellissimi. E sono contento di aver ospitato sia lui che Nicola Puntillo, che qui lo accompagna al clarinetto, nella nostra associazione per un piccolo concerto da camera che a suo tempo entusiasmò in tanti (e ancora mi chiedono di ripetere). Aggiungo che il lavoro fotografico sul disco è opera stavolta di Giuseppe Carrieri e di Silvio Simeone, e che nel disco canta anche mio fratello, pensa te.

martedì 10 gennaio 2017

poesia erotica

Morgana mia mi sfiora il desiderio di schiavarti
di renderti mia schiava per chiavarti.

Risalirti a mio capriccio dalla curva delle reni
all’incontrario fino al solco spalancato della pesca
io vermino solitario e tu mio frutto da succhiarti
fin agli occhi inteneriti che hai di geisha.

Trattenerti per le chiappe ché non scappi
se ti spingo contro il cazzo per riempirti
né misero né grosso ma giusto per te
e la tua fica infiammata di liberta.


Nota. Questa l'ho scritta l'altra sera in una tenzone a tema. Mi hanno detto che anche quando parlo di sesso sono sempre molto elengante e "formale".

lunedì 9 gennaio 2017

burocrazia

Se penso che il povero Kafka moltiplicava per dieci il tempo che sto perdendo io per scrivere le rendicontazioni inutili, timesheet e relazioni di cui non fregherà nulla a nessuno nei i secoli dei secoli amen mi viene l'ansia addosso senza nemmeno leggerlo e tanta pena per tutti, per lui e noi che ci siamo infilati nello stesso guaio. E intanto il mio grande capolavoro non ancora scritto giace in una cartellina gialla in fondo alla mia testolina storna. Non ritorna.

cognetti & me

Oggi Pepecchio mi ha chiesto di presentare Le otto montagne di Paolo Cognetti al Docks 101 fra circa un mese. Proposta che ho accettato con gran piacere. Ho pensato che visto che sia a me che a Cognetti piace quel certo tipo di scrittori un po' rudi, Hemingway e tutta la generazione perduta, potevamo fare una cosa tipo prendere un paio di bottiglie di whisky e accendere un fuoco in mezzo al locale, mentre discutiamo da veri uomini di quanto cristo è dura la montagna, per chi la fa davvero (lui) e per chi gli basta sognarla da lontano (io).

domenica 8 gennaio 2017

sui dialetti

Stamattina in Tv ho visto Francesco Sabatini che ricordando Tullio De Mauro parlava dell’importanza dei dialetti. Allora mi è venuta in mente una cosa che disse alcuni anni fa Tonino Guerra sui dialetti in un intervista al Fatto Quotidiano e che riporto qui, perché mi piace quell’espressione che usa: “è una lingua sudata” che probabilmente spiega già tutto, sul perché ci siamo ostinati a lungo a rinnegarla e perché adesso ne sentiamo nostalgia. Diceva Guerra: «Il dialetto per me non deve essere insegnato nelle scuole e credo che purtroppo morirà, però è anche una lingua che ha fatto i grattacieli di New York, è una lingua sudata, una grande lingua. Mi dispiace che si perda, perché tutto il mondo contadino lo parlava a perfezione, mentre ora parla malissimo l’italiano, come lo parlo male anch’io».

una poesia del 2013

Recupero qui una poesia scritta nel 2013 che mi pare avere ancora tanta attinenza col presente, anche se nel frattempo è successo un po' di tutto (a cominciare dal passaggio da Ratzinger a Francesco). L'avevo sistemata per Bestiario Fiorito e poi all'ultimo minuto è stata esclusa dalla pur lunga scaletta di quel libro, non mi ricordo nemmeno perché. Mi accorgo adesso, ripubblicandola, di quanto mi venisse più facile scrivere in versi solo pochi anni fa, e di come adesso mi venga sempre più difficile. Come tanti mi chiedo se il mondo abbia bisogno ancora di poesie (non di Poesia, ché di quella c'è sempre bisogno, ma proprio di poesie) e devo dire che la risposta che riesco a darmi non è poi così confortante.

Nevica anche qui dove a sorpresa
s’aspetta ancora primavera.
Nevica per chi s’indigna
della mancanza d’una guida degna
al governo del Banano. Nevica
per l’idiozia del popolo
l’ipocrisia del Vaticano. Nevica su chi
nella sua offesa militanza
sta chiuso in casa e ascolta
Gaber Lolli De Gregori l’inno
del suo sogno di ragazzo
la tempesta ormonale che sgretolava
dal bianco i muri rosicandoli
per forza di rabbia e di disperazione.

sabato 7 gennaio 2017

tempi supplementari

Chiudere la contabilità del 2016 approfittando dei tempi supplementari dati dalla neve. Una fuggevole tragedia di stampo mediceo. Ti chiedi di continuo: ma come li ho fatti tutti questi soldi? E soprattutto: ma dove cazzo sono finiti?? (Chi vuol essere lieto sia...)

venerdì 6 gennaio 2017

suono

Più vado e più sento che il mio suono si fa simile a quello di Monk, che per me è il suono di uno stupore leggero e costante. Ti guardi intorno, con lo sguardo ovattato dal dubbio, e di ogni cosa ti chiedi il senso, con una meticolosità quasi spietata, senza mai riuscire a penetrare il suo mistero e senza mai, per questo, riuscire a rinunciarvi. Un suono così, che prima o poi ti conduce al silenzio


si fermi se può

Ho smesso di cercare. Mi faccio cercare. Ecco: voglio essere una cosa che si cerca. So che mi stanno cercando delle cose o magari anche delle persone. Se lei continua a cercare, non so cosa finirà per trovare. Si fermi se può in qualsiasi punto. Anche in piedi, in mezzo a una piazza o seduto magari a un tavolino di un caffè. E aspetti. Io, per esempio, sto guardando il mare e già ho avuto risultati meravigliosi. 

[Tonino Guerra, L'uomo parallelo]

giovedì 5 gennaio 2017

gli auguri più belli

«Altro che associazione culturale, associazione a delinquere dovevamo fare! Altro che casa editrice, una casa chiusa! Dovevi vedere come si arrivava bene a fine mese!» 
Sono gli auguri di mio fratello.

una storia che mi ha raccontato lou reed

La notte scorsa in sogno è venuto a trovarmi Lou Reed per farmi un regalo speciale. Si siede accanto a me sul letto e mi racconta la storia della piccola Lulu, un bambino bellissimo con voce di donna che ruba biancheria dal cassetto di sua madre perché da grande vuol fare la cantante come Billie Holiday. Sua madre, che invece vuole sedurlo e abusare di lui una volta che sia cresciuto abbastanza da avere rapporti, per impedirgli di realizzare il suo sogno e trasformarsi così in una donna, corrompe tutti i suoi amici per costringerli a lasciarlo da solo nella sua breve scalata al successo. Perché una scalata solitaria è una vittoria non riuscita. La storia, degna di Lou Reed, finisce con Lulu che fa botte col suo migliore amico Lester, innamorato follemente di sua madre, e ne esce malconcio, con un occhio nero e un ciuffo di capelli di Lester in mano. Li guarda confuso con l’occhio sano, e non sa capacitarsi che tutto ciò che gli resta del suo amico adesso sia un ciuffo di capelli.

if (40)

Per i miei 40 anni faccio questo regalo, un libriccino non ancora registrato ma scaricabile gratuitamente dal sito di Pietre Vive Editore, in PDF (nello stesso formato grafico dei nostri libri) e in ePub (ce ne sono due versioni, una fatta da me e una fatta da Michela, che ha seguito i nostri corsi con B.digital). 
La copertina è tratta dai fumetti del grandissimo Winsor McCay. Il libro raccoglie 40 storie di sogni, come più volte Amanda e Sergio mi hanno sollecitato a fare, ed è per i miei amici, ma anche per tutti coloro che mi dicono che leggerebbero volentieri un mio libro se
a) non fosse una raccolta di poesie, che li spaventa (ma qui sono racconti brevi a volte brevissimi, quindi state tranquilli che non sputa); 
b) avessero del tempo per leggerlo (ma così ve lo potete leggere sul telefono mentre siete in bagno, io non mi offendo se vi aiuta); 
c) avessero soldi da spendere per un mio libro (ma questo giuro che è gratis, perciò “ungimi tutto”).
Spero davvero che chi lo leggerà si diverta. Io di mio mi sono divertito a scriverlo e immagino che questo basti (o dovrebbe bastarmi) anche se non finirò mai nelle classifiche con Saviano, Carofiglio, Carrisi e tutti i giallisti che leggiamo di continuo per capire come siamo caduti così in basso. Tanti auguri a me. 

giovedì 29 dicembre 2016

81

Nella città su cui governa la Principessa Sanguinaria, tutti gli uomini, una volta o l’altra, si innamorano della Principessa, e si presentano a corte per chiederla in moglie. Ella non dice mai di no, ma propone all’uomo che la chiede in moglie un quesito: qualche volta è complicato, qualche volta è semplice, proprio un quesito da scuola elementare. In ogni caso, il corteggiatore farà inevitabilmente un errore, forse un errore irrilevante, ma che non sfuggirà mai alla Principessa, e il corteggiatore verrà ucciso. Il giorno dopo si presenterà un nuovo candidato, e non avrà sorte diversa. In realtà, la Principessa è donna delicata, affettuosa, che niente di meglio desidererebbe che sposare un giovane senza casato né fortuna, e abbandonare quel suo terribile compito, giacché solo di un compito impostole si tratta. Infatti, la Principessa deve ubbidire ad un Re Sanguinario, che le suggerisce i quesiti, ne esamina la soluzione e le indica l’inevitabile errore, e insieme le comanda di procedere a giustiziare il temerario corteggiatore. Ma il Re Sanguinario a sua volta maledice il suo tristo compito, e nulla di meglio desidererebbe che leggere i classici, viaggiare in cerca di cattedrali antiche, e libri dimenticati dagli uomini. Non vorrebbe uccidere nessuno, e non di rado piange assieme alla sua cara Principessa, ma egli deve ubbidire all’Imperatore Sanguinario. Costui ogni settimana convoca il Re, e gli chiede quanti sono stati uccisi, e in che modo; e quando il Re gli descrive la sorte terribile di quei giovani incauti, egli ascolta assentendo, come se le cose andassero proprio nel modo che desidera, e alla fine si congratula con il Re, che in cuor suo si strappa i capelli e maledice se stesso e l’Imperatore. In realtà, l’Imperatore è un omaccione che ama la caccia, i buoni e grassi cibi, il vino e le cantate dopo cena; gioca con cani e gatti, e ci tiene ad essere generoso con i poveri; ma anch’egli deve ubbidire. Ogni mese egli lascia il castello e si reca in mezzo ai monti, davanti ad una caverna in cui non osa entrare; ma, fermo sulla soglia, racconta a voce alta quanta gente è stata uccisa e dove e come. Dall’interno una voce risponde con ringhi e mugghi, e potrebbe anche essere la voce di un drago, o di un vulcano, o di un fantasma. Stranamente, quella voce si placa in una sorta di mormorio, che ha in sé qualcosa di benevolo. Allora l’Imperatore si avvolge nel suo manto, e si incammina di nuovo verso il castello, chiedendosi a chi mai egli ubbidisca, se demonio o dio, o se quello stesso cui obbedisce sia un demonio che ubbidisce ad un dio, o dio fatto schiavo dal demonio. 

[Giorgio Manganelli, Centuria, Adelphi 2013]

tutti i giorni

Tutti i giorni lo raggiunge in treno dal paese vicino. Arriva lì la mattina presto e percorre la strada sul lato in ombra per infilarsi nel suo palazzo. Restano insieme per tutta la mattina, perduti in un amore che ha confuso il giorno con la notte. Lui è sposato ma senza un lavoro e approfittano delle ore di assenza della moglie impiegata per stringersi sul divano-letto degli ospiti e poi in cucina, dove lei gli prepara i piatti semplici della loro terra. Sono due stranieri e sentono in questo modo di lenire le proprie solitudini, in una sorta di rapina degli spazi altrui perpetrata nel disinteresse comune. I vicini, quando la vedono passare, la confondono con la badante del vecchio all’ultimo piano, anch’esso abbandonato dai figli.

martedì 27 dicembre 2016

piccola storia editoriale di fine anno

C’è un autore che manda un manoscritto a un piccolo editore che non ha mai tempo, dicendogli di leggerlo in frettissima perché ha già un’altra offerta editoriale da valutare e non c’è tempo da perdere. L’editore gli risponde: “Ma guarda, i nostri tempi di lettura sono quelli. Se hai già una offerta, pubblica con loro. Perché aspettare?” Ma l’autore gli risponde: “No, no, voi siete bravi, aspetto perché ci tengo a sapere se siete interessati”. L’editore, anche se non ha tempo, ritaglia del tempo al suo tempo per leggerlo e trova che non ci sia nulla di abbastanza originale in quella raccolta da fargli scattare una scintilla, così gli risponde con tatto: “Grazie davvero per la considerazione, ma non siamo interessati. Però ti auguriamo ogni fortuna per il tuo libro”. E l’autore gli risponde: “Non vi preoccupate, tanto avevo già firmato con l’altro editore. Ero solo curioso di sapere cosa ne pensavate anche voi”.