sabato 24 agosto 2019

appunto

Quando si dice che in Italia si pubblicano troppi libri, ricordati sempre che si sta parlando anche del tuo.

amore. inutile finestra

l'errore

Leggere Difesa berlinese e notare e apprezzare incredibilmente come, per Bordini, l'errore, persino il più comune refuso, sia comunque parte dell'azione dello scrivere e vada per questo non censurato ma trattenuto nel testo, perché necessario alla sua esperienza.

venerdì 23 agosto 2019

appropriazione indebita

Uno che mi ruba una foto e la ripubblica facendola passare per sua. Lo sgamo e quello, con vera classe, si giustifica dell’appropriazione indebita citandomi Il postino di Troisi: la fotografia non è di chi la fa, ma di chi gli serve. Va bene. Ma continuo a chiedermi: se nel film la poesia rubata a Neruda serviva a farsi la Cucinotta, tu, con la foto mia, chi è che ti devi fare?

giovedì 22 agosto 2019

bolsonaro

BOLSONARO sono quasi sicuro che presto diventerà un aggettivo, qualcosa di molto spregiativo con cui verrà indicato un nuovo tipo di delinquente, l’assassino ambientale su scala planetaria, uno che se gli dici di pensare al benessere o al futuro del pianeta ti ride in faccia perché sono concetti troppo fumosi per uno come lui, oppure ti risponde dandoti del bugiardo. Quando incontrerai una persona così, da domani potrai dirgli che è un “bolsonaro” come pochi. E poi sputagli in faccia anche da parte mia.

mercoledì 21 agosto 2019

democrazia liquida

Nella miriade di pro e contro che ha collezionato in questi giorni, devo dire che a me Conte sta simpatico, mi stava simpatico già da prima di ieri, perché nella mia testa sintetizzava il meglio e il peggio dell’idea da cui era partito il M5S: sostituire una democrazia dal basso, non proprio diretta ma quasi (col rischio concreto di derive populiste), a quella dall’alto, rappresentativa, che era invece espressione della prima repubblica. L’idea era nobile, i risultati scarsi come si è visto, mancando l’accortezza e le competenze necessarie. Così in Conte c’era il meglio perché, proprio nell’anonimato politico che molti gli rimproverano ha mostrato, invece, quello che una persona comune, onesta perché politicamente sconosciuta, può fare una volta che gli danno il potere in mano; cercare dunque di tenere insieme i pezzi, come può, e una volta sopraffatto dal sistema uscirsene con un discorso fichissimo contro il cattivo di turno (Salvini) proprio come succederebbe nella scena madre in una commedia italiana. (Solo in Italia c’è una tale confusione fra realtà e letteratura, probabilmente perché, anche se non andiamo più a teatro, la nostra rimane una cultura fortemente operistica). Ma in Conte c’era anche il peggio perché nel momento in cui si è “svegliato tardi” – come tutti gli hanno rimproverato – ha invece dimostrato un indefesso attaccamento a metodi che sono propri della prima repubblica: quello, ad esempio, per cui se anche non sono d’accordo con ciò che succede nel mio gruppo di potere io sto zitto e vado avanti, turandomi il naso, per il bene del gruppo; che era una pratica cara alla politica di inquadramento dei partiti (da DC a PCI) ma che invece sembrava apparentemente aliena a quella frontale e di rottura dei M5S. Salvo poi rendersi conto che i Cinquestelle, da sempre, usano gli stessi metodi di tutti gli altri partiti: o sei in linea con la dirigenza oppure sei fuori. Proprio come nel PCI. Ma allora dov’è la differenza? (Va detto, per par condicio, che Renzi che ridicolizzava pubblicamente Fassina – chi? – per il suo disaccordo non era da meno degli altri). Ecco, l’esperienza di questo Governo, che ha promesso tanto ma non ha risolto – per impotenza e non per malafede, e non so cosa sia peggio – uno solo dei nodi cruciali su cui aveva costruito il proprio consenso, mi pare sia stata utile perché ha dimostrato che in Italia non è possibile, pur con tutta la dignità e l’impegno dell’anonimo Conte, una democrazia diretta o semi-diretta (persino nelle sue derive populiste). Adesso, con l’arrivo del PD ci sarà di sicuro un più rassicurante passo indietro. Tanto più che molti ricominciano ad avere nostalgia per un certo tipo di democrazia professionale cara alla prima repubblica, quella basata sull’autorità dei politici di mestiere. Eppure, mi chiedo, veramente c’è chi vorrebbe tornare agli Andreotti, ai Craxi, persino ai primi Berlusconi, con tutto il carico di corruzione mafiosa che si portano dietro quegli anni, quei personaggi? Senza contare i nostalgici che tornerebbero anche un pochino più indietro, verso un sistema che, per quanto coriaceo, ha fatto il suo tempo: è già vecchio, superato, incapace di capire dove va il mondo. Mi pare che a questo punto sarebbe più utile inventarsi nuove forme di democrazia, se la democrazia ha ancora senso. O al massimo formalizzare le cose – visto che ci siamo già immersi – e far riferimento, con maggiore elasticità, a una democrazia liquida che con aplomb molto zen si adatta di volta in volta alle circostanze: meno legata al mondo degli uomini e più legata a quello dei pesci.

martedì 20 agosto 2019

non manca nulla

Mi accorgo che siamo in pochi, ormai, a non conoscere profondamente l’Italia. Tutti ve ne sanno dire qualcosa. Questa ragazza alta e bionda, per esempio, che ride continuamente, fischietta Les Noces e legge il «New Yorker». Non ha più di 23 anni, s’è laureata il mese scorso in una università americana, è la seconda volta che viene in Italia. La prima vi soggiornò tre mesi: Roma, Venezia, Amalfi. L’Italia le piace, ma si domanda se potrebbe viverci a lungo: forse no. Nella grande borsa di cuoio ha un libro, me lo mostra: è un libro sull'Italia, scritto da lei. Fresco di stampa e ben rilegato. Scorro l'indice: «Fascism and antifascism»; «Glory of the past»; «The new democracy»; «Dark future», ecc. Insomma, non manca nulla. Le restituisco il libro con deferenza. 

 (Ennio Flaiano, Taccuino 1948, in Diario notturno, Adelphi 1994)

lunedì 19 agosto 2019

poeta al telefono

Ha anche lui le sue ragioni ammette, bloccato da suo figlio che protesta l’ingiustizia appena subita. Lamenta con rabbia soppesata dall’altra parte della linea cosa manca agli editori. E il bambino vivace gli ricorda che a nulla varrà mai quel verso, se ora gli sequestra la scatola dei biscotti.

tradizione

Ieri sera ero a cena con Cosimo, architetto toscano in visita, che si interessa di costruzioni in pietra a secco. Mi ha raccontato di un’antica leggenda delle nostre terre secondo cui le pietre, in barba al luogo comune, non solo hanno il sesso, accoppiandosi senza sosta per riprodursi, ma lo usano con grande diletto. Mi ha anche chiesto, con un pizzico di malizia, se le nostre Pietre Vive proseguono nel solco di quella tradizione e io gli ho assicurato a nome mio e di tutti gli autori che ci applichiamo con costanza per farle onore.