lunedì 25 agosto 2014

viene da chiedersi

La cosa straordinaria di Cipputi, splendido fumetto di Altan, è che a leggerlo oggi ti dà l'idea di un grande affresco dell'Italia di fine secolo scorso, Italia ormai superata, dove però i suoi problemi sono sempre gli stessi (e infatti la sua carica satirica è ancora validissima) così come il suo protagonista, un operaio. Questo mette disagio perché l'operaio delle lotte sindacali, per quanto sia personaggio attualissimo in cronaca, nell'immaginario collettivo appartiene quasi al passato, alle lotte degli anni ’60 e ‘70. Viene da chiedersi: ma siamo noi lettori che ci siamo spostati altrove, o è l’operaio che ormai è irrimediabilmente sconfitto?


domenica 24 agosto 2014

la notte



Non riesco a dormire. C'è una donna che mi sta di traverso alle palpebre. Vorrei mandarla via, ma non posso. Ho una donna qui nella gola. 

(Eduardo Galeano, da Il libro degli abbracci)

cinque cose che mi hanno insegnato i miei genitori (e in cui credo)

1. Se puoi dare una mano a qualcuno, allora dagliela senza pensare a come può ricambiarti; 
2. Quando sei convinto di qualcosa allora falla, anche se tutti intorno ti dicono che non va bene, tu falla uguale se ci credi perché non è detto che gli altri abbiano ragione e tu torto; 
3. I soldi sono importanti ma la dignità ancora di più; 
4. Non ti accontentare mai, se decidi di fare una cosa allora falla sempre al meglio: chi si accontenta non sa cos'è il successo; 
5. Quando sbagli non vergognarti mai di chiedere scusa.

peccati di gola e pentimento

Peccati di gola e pentimento: spendersi un capitale in libri per combattere il malumore, sapendo che molti nemmeno li leggerò, e finiranno per accumularsi, con altri, in colonne ragnatelate negli angoli della casa. 
Mannaggia alle parole, che non bastano mai, nemmeno per dire basta alle parole, quando sono troppe.

le persone importanti

Ci sono persone che dici importanti
finché non ti accorgi che sono passanti.
Arrivano dunque e c'è uno scoppio. E
poi? Poi nulla, sono passate. Una
si lascia dietro una pozzanghera. Un'altra
una crosta che non passa. Un'altra
il suo odore per strada, punge sui muri.

sabato 23 agosto 2014

celebrazione della fantasia

È accaduto all'ingresso del villaggio di Ollantaytambo, vicino a Cuzco. Mi ero defilato da una comitiva di turisti ed ero rimasto solo, a guardare di lontano i ruderi di pietra, quando un bambino del posto, malaticcio e cencioso, mi ha avvicinato per chiedermi se gli regalavo una matita. Non gli potevo dare la mia, perché mi serviva per non so più quali noiosi appunti, e così gli ho proposto di disegnargli sulla mano un maialino.
Si è sparsa subito la voce, e in breve tempo mi sono trovato in mezzo a una frotta di bambini che urlavano a squarciagola per farsi disegnare animalucci sulle manine screpolate dal freddo e dalla sporcizia, su quelle pellicine di cuoio bruciato: chi voleva un condor e chi un serpente, chi un pappagallino o una civetta, e c'era anche chi chiedeva un fantasma o un drago.
Quand'ecco, in mezzo a quel baccano, un derelitto non più alto di un metro mi mostra sul suo polso un orologio disegnato con l'inchiostro nero:
– Me l'ha mandato un mio zio che sta a Lima.
– E va bene? – gli ho chiesto.
– Va un po' indietro – ha ammesso lui.

(Eduardo Galeano, da Il libro degli abbracci)

l'ovvietà dell'acqua

Il fatto che per richiamare l'attenzione su un problema così serio come la SLA si sia dovuto ricorrere a un escamotage idiota come quello della secchiata d'acqua, la dice lunga sul vero livello della nostra sensibilità rispetto al dolore degli altri. Il successo di tale escamotage – perché ammettiamolo che se ora se ne parla tanto è solamente per quella secchiata, roba da festa sulla spiaggia, mica per il problema in sé – rivela come ormai si sia passati dal sogno del Villaggio Globale a quello più terra terra del Villaggio Turistico Globale. 
Ci si riferisce sempre ai paesi più ricchi, perché in uno dei tanti paesi poveri del globo, la secchiata d'acqua addosso se la sognano per la disperazione, mica la sprecano per la pubblicità. Ovviamente, per aver ribadito una tale patetica ovvietà, ho rovinato l'intero discorso contaminandolo di moralismo, quello che in genere dà fastidio, perché si lega ad altri discorsi in cui ti si chi chiede qualcosa per chi ha bisogno senza offrirti nulla in cambio, nemmeno lo spettacolino di strada degli elemosinanti. Il meccanismo è quello, se ci pensate, anche se l'intenzione è nobile, ma chi lo nega?

mercoledì 20 agosto 2014

regale

Il tuo profumo – ancora – macchia il mio divano
l’odore pungente di gatta in calore e cieca
per le nostre fantasie senza pudore.

Il tuo calore – appunto – nascosto fra i cuscini
richiama a me indecente quei discorsi
tutto cuore e senza direzione di noi amanti

stretti sul tuo fianco liquido e teso fra le mani
il tuo sguardo umido che macchia la mia barba
di un blu senza speranza e tutto cielo. Regale.

“Mi basta una pagliuzza – dicevi – per scassinarti
il cuore. La prendo dal tuo occhio troppo astuto
e troppo luminoso per essere tu il topo.”

martedì 19 agosto 2014

mi scordo sempre come...

Mi scordo sempre come
ai cuori giovani la fuga offre
riparo, io che sono giovane
e già mi sono arreso
alla consapevolezza che si sta,
sempre, dove più fa male il cuore.

domenica 17 agosto 2014

corsi di aggiornamento

Talvolta mi imbarazzano certi amici appassionati di scrittura, e che spesso ci lavorano con le parole, e non sanno nulla di poesia contemporanea e sono fermi a Pavese, Gruppo 63 e pochi altri viventi (in genere quelli sponsorizzati da Mondadori o Einaudi), come se considerassero la poesia una cosa a parte, oppure peggio un residuato bellico. E mi dicono che farebbero volentieri dei corsi di aggiornamento, se ne avessero il tempo.

sabato 16 agosto 2014

fiori per il suo compleanno

Sono un fanatico dei contorcimenti del tempo. Sono di quelli, insomma, che crede che il tempo sia lineare solo all’apparenza, ma poi se fai attenzione tutto avviene un po’ a caso e in quel caso tu ci puoi trovare un ordine, un tuo ordine particolare con cui dare un senso al mondo e al suo trascorrere. Siamo in piena estate 2014, caldo denso e cielo terso, e Facebook mi notifica il compleanno di Cristiano de Gaetano, artista pugliese fra i più bravi che, se fosse ancora vivo, avrebbe la mia età. È morto di tumore a Taranto, coincidenza che, da qualche parte, dovrà pur significare qualcosa. Era la primavera del 2013. Non eravamo propriamente amici, e quindi, forse, non ho il diritto di parlare di lui. Ma è un ricordo che aggiungo agli altri, così che non vada perduto. L’ho conosciuto un qualsiasi giorno d’autunno del 2012. Sono stato portato al suo studio da un comune amico per fargli delle foto mentre discutevano di una possibile mostra. Aveva piovuto quel giorno e c’era una bella luce, molto particolare. Cristiano si presentò allo studio coi figli e cominciò a discutere subito col nostro amico della mostra, mentre i bambini inforcarono le biciclette e cominciarono a sfrecciare per le stanze. Io me ne andavo in giro fotografando gli ambienti e soprattutto i suoi figli che giocavano. Qualche volta fotografavo anche lui. Ma ogni volta che lo fotografavo faceva col viso un leggero movimento, quasi smorfia di disagio, e non conoscendolo mi chiedevo se la cosa gli desse fastidio o meno. Alcuni giorni dopo gli ho mandato le foto via mail. Mi ha risposto così: “Ho una faccia di merda”. In altre parole, faceva quelle smorfie non perché lo infastidivo, ma perché voleva venire bene in foto. Le foto dei suoi figli, invece, gli piacevano molto, e anzi, se volevo, andavano pubblicate, soprattutto il volto di Frida, sua figlia, che mostrava uno sguardo pieno, profondissimo, lucente. Era fiero dei suoi figli. Abbiamo chattato per circa un quarto d’ora in cui non mi ha parlato altro che di loro, Frida, Giordano e Lavinia, definendosi un padre “un po’ severo, ma giusto un po’”, un padre che provava a essere bravo anche se la sua vita sentimentale era “un gran casino”. Poi mi ha detto di tornare a trovarlo quando volevo, per fare altre foto ai suoi figli e anche a lui, ma non ci sono più tornato. Non ne ho avuto l’occasione. Dopo l’autunno l’ho incontrato una sola volta, a carnevale, a una mostra. Era allegro ma già molto dimagrito. Si sapeva già che stava male. Ho scritto una poesia per lui, e l’ho chiamata Inverno. Volevo fermare il tempo a poco prima che arrivasse primavera. Ma quella che più fortemente me lo fa pensare adesso, anche perché la stavo leggendo il giorno in cui il nostro comune amico, affranto, mi ha dato la notizia, è questa, di un monaco zen vissuto in Giappone all’inizio del 1200, chiamato Eihei Dogen: “i fiori muoiono quando ci rattrista perderli”. E per quel poco che l’ho conosciuto, credo che a Cristiano de Gaetano sarebbe piaciuta.

martedì 12 agosto 2014

omaggio al cinema francese


l'ultimo battito del mondo

Uno dei motivi per cui oggi sono ciò che sono e faccio ciò che faccio è merito di un film che uscì al cinema quand'ero alle scuole medie e che per molti della mia generazione ebbe lo stesso impatto di Gioventù bruciata sui ragazzi degli anni '50. Il film era L'attimo fuggente, e parlava fra le altre cose di come opporsi al grigiore della vita attraverso la poesia. Senza quel film, che all'epoca mi colpì grandemente e poi ho in parte ridimensionato, non mi sarei mai iscritto al liceo artistico né avrei cominciato a scrivere io stesso.
Lo stupore, quando muore un artista, è vedere come, per motivi diversi, il suo impatto sugli altri è stato altrettanto forte, e come il suo lavoro ci renda un po' più simili, e uniti rispetto alla vita, ai suoi problemi e ai suoi misteri, di quello che pensiamo. Per questo ognuno di noi, quando muore un artista, si sente in dovere di condividere parte del suo amore, attraverso i suoi ricordi, le proprie emozioni che poi scopre essere emozioni comuni. Ed è come se i cuori di tutti battessero all'unisono per quella persona, perché possa sentire quell'ultimo grande battito del mondo anche dalla morte.

domenica 10 agosto 2014

incroci

Da un po' di mesi ho cominciato una collaborazione con incroci, una rivista letteraria fra le più prestigiose del Meridione, e in effetti una delle poche ancora in circolazione in Italia. Da questo mese mi hanno affidato una rubrica tutta mia, il cui titolo non è forse originalissimo, però dice già tutto. QUI.

venerdì 8 agosto 2014

democrazia

Sono uno di quelli che pensa che la democrazia se n'è andata a quel paese, un qualsiasi altro paese che non è l'Italia. Si può anche discutere se questo è stato fatto per il bene del paese o meno, se era necessaio o meno, se sarà utile o meno. Ognuno ha il suo punto di vista a proposito e non è detto che il mio sia quello giusto. Ma quello a cui stiamo assistendo in questi giorni non è un processo democratico, e se qualcuno sostiene il contrario, o sta mentendo o deve andare a cercarsi la definizione di "democrazia" sul vocabolario. Si sostiene sempre che nel gioco politico il cinismo è un elemento indispensabile, ma diamo almeno alle cose il loro nome. L'unico aggettivo che mi viene in mente per il nostro scenario politico è "machiavellico", non certo "democratico". La democrazia se n'è andata altrove.

giovedì 7 agosto 2014

ritratto di claudio

chi è

Chi è
Charlie Parker

un jazzista
un sassofonista

riempie di musica il mondo

ci fa sentire un dondolìo
dentro di noi e fuori

ci fa chiudere gli occhi
sotto le palpebre fluiscono le onde

E adesso Charlie
che stai suonando Now’s the Time
la fisica ci dispensa dalle sue leggi
e ci spostiamo in un'altra dimensione

sentiamo il sassofono ancora per un po’

ma ci lasciamo dietro anche quel suono

(Ryszard Kapuscinski, da Taccuino d'appunti, ed. Forum, trad. Silvano de Fanti)

mercoledì 6 agosto 2014

doglie

Delle volte mi sento stanchissimo. La stanchezza mi prende soprattutto sulle spalle, con delle fitte tali che quasi non riesco a stare in piedi, né seduto. Certi giorni le spalle mi fanno così male che mi immagino le fitte siano quasi delle doglie e stiano per spuntarmi le ali per volare altrove, in modo da cambiare direzione come fanno gli uccelli, scegliendosi semplicemente il vento.

amori così



La canzone che pubblico è stata scritta da Nada per Piero Ciampi, nel suo ultimo bellissimo album: Occupo poco spazio, uscito quest'anno. Ho visto Nada l'altra sera in concerto e posso testimoniare che è tuttora in forma e la più grande di tutte, almeno a mio giudizio. Del rapporto fra Nada e Piero Ciampi ho già parlato altre volte in questo blog per cui non mi dilungo. Eppure, "tu che ne sai di questo amore" canta Nada nel ritornello. E io, con un pizzico di invidia: tu pensa entrare così profondamente nel cuore di una persona che quarant'anni dopo lei parla ancora di te in questo modo...